Mario 的个人资料Lo spazio di un comunist...照片日志列表更多 工具 帮助

日志


4月28日

Game over...

Si è chiusa ieri con la sconfitta casalinga (ormai ininfluente) contro Roma la disgraziata stagione 2007/2008 della Virtus Bologna...un colpevole su tutti, il proprietario CLAUDIO SABATINI, che ha sbagliato tutto: ha smantellato la squadra dell'anno scorso che era arrivata seconda, prendendo giocatori americani che si sono rivelati inaffidabili, pensando di essere un intenditore di pallacanestro quando invece non ne sa un cazzo.
Il risultato di questo capolavoro è un record di 13 vittorie e 21 sconfitte, contro le 22 vittorie e 12 sconfitte dell'anno prima...poi ha trattato male il pubblico, mancando di rispetto ai tifosi.
La foto tratta dal sito www.foreverboys.com , il gruppo organizzato dei tifosi Virtus, è esattamente il mio pensiero: BRAVI RAGAZZI!
Ora si deve programmare l'anno prossimo, con un primario obiettivo: SABATINI VATTENE!

4月24日

Così si vince...

Playoff NBA 2008, San Antonio Spurs vs Phoenix Suns, Game 1...doppio supplementare, 115 pari a 2" dalla fine...Manu Ginobili, il n° 20 bianconero, la risolve così...

4月19日

Ecco cosa accadrà regolarmente nei prossimi anni, se i comunisti non tornano rappresentativi...

Pomigliano d´Arco continua il braccio di ferro con l´azienda: nella fabbrica dopo la vittoria del Pdl
L´amarezza degli operai Fiat
"Noi, abbandonati dalla sinistra"

La polizia rimuove il blocco, quattro contusi
L´ingresso merci fermo da 3 giorni
Il tribunale di Nola: "Protesta illegittima"


POMIGLIANO D´ARCO - L´ordinanza di sgombero del tribunale di Nola affissa al cancello numero uno. Copertoni in fiamme bloccano l´accesso alla fabbrica, striscioni di protesta, il serpentone di tir da ore in attesa di entrare per il carico e scarico delle merci, mentre un elicottero preleva pannelli dei furgoni Ducato destinati alla Sevel e li trasporta appesi a ganci di acciaio. La polizia è pronta alla carica. Alla Fiat di Pomigliano d´Arco fallisce il tentativo di mediazione dei sindacati. I più duri tra le tute blu non vogliono lasciare il presidio. In campo ci sono i 316 lavoratori che si stanno opponendo al piano Marchionne: sono quelli presi per i corsi di formazione, e destinati al nuovo Centro specializzato di logistica. Nel tardo pomeriggio il braccio di ferro sfocia negli scontri. Quattro operai feriti e contusi vengono ricoverati in ospedale.
«Marchionne sta offendendo la classe operaia perché non vuole venire a parlare con i lavoratori. La sinistra non c´è più e di noi si era dimenticata già molto prima». È il momento più drammatico di una giornata di rabbia e di tensione davanti alla Fiat, nel piazzale dell´ingresso merci bloccato da tre giorni. La sconfitta elettorale incassata dalla sinistra accende, se possibile, di più il clima esasperato di questa lotta. «Se ci vogliono sgomberare ben vengano» grida Giovanni Esposito, dei Cub al megafono, «io da qui non me ne vado». I sindacalisti di Fiom Fim e Uilm urlano per convincere i più arrabbiati a scegliere una via di mediazione: togliete il blocco e andiamo alla trattativa con l´azienda. Marco dice: «Io sono pronto anche ad andare in Polonia a fare la "500", ma mi devono garantire che sono Fiat». Gli sguardi si levano verso l´elicottero che trasporta i pannelli di lamiera. «Vergogna» imprecano le tute blu.
La Fiat ha chiesto all´autorità giudiziaria di intervenire per sospendere il blocco delle merci in entrata e in uscita. Una protesta «giudicata illegittima» e «idonea a determinare un danno irreparabile all´impresa». È quanto ha scritto il giudice del lavoro del tribunale di Nola, Monica Galante nell´ingiunzione che ordina alle Rsu dello stabilimento Fiat di Pomigliano d´Arco di liberare i varchi per «far riprendere l´attività produttiva». Secondo il giudice, il comportamento dei manifestanti può provocare anche danni in termini di «lesione dell´immagine e discredito dei rapporti commerciali». Galante intima la «comparizione delle parti per l´8 maggio alle ore 10.10 presso il tribunale di Nola».
L´assemblea nel piazzale vede protagonisti i 316 lavoratori che l´azienda vuole mandare dal prossimo 5 maggio in un capannone dell´Interporto di Nola, "lotto h, blocco ab, civico 5". Emma Pezzella, da vent´anni in Fiat, operaia al montaggio della 159, mostra il telegramma firmato Fiat Group manifacturing, stabilimento Giambattista Vico. «Metodi indegni, l´azienda ci sta cacciando» gridano i lavoratori esasperati. «Ci aspettavamo di essere tutelati - spiega un anziano - . Speravamo che il 13 e 14 aprile a Pomigliano venisse il signor Bertinotti, a dormire con noi qui al presidio. Ma il nostro simbolo non si vede più da queste parti. Ora che il guaio è fatto, lui va a "Porta a Porta" a dire che bisogna riconquistare la fiducia dei lavoratori. La sinistra ha perso il senso della realtà. I risultati parlano chiaro».
La protesta ha riempito le urne che hanno decretato la vittoria di Berlusconi, Bossi e Fini. Con un´ondata di astensionismo. O di voti finiti alla destra per marcare la sfiducia. Rocco D´Amore era addirittura candidato alla Camera con il Partito comunista dei lavoratori, di Marco Ferrando. «Gente che lavora alla catena di montaggio ha votato Berlusconi. Siamo alla deriva totale. Non abbiamo più rappresentanti a sinistra. Prodi ci ha inguaiati. L´avete mai sentito parlare di ritmi di lavoro, salari più adeguati, di lotta al precariato? Che delusione».
Luigi Aprea, Slai Cobas dice che il «piano Marchionne è la punta dell´iceberg. Questa è la fabbrica dei sogni. Ora ci sono i 316 operai, qui non si rispetta l´operaio come essere umano». Marco, operaio al montaggio è convinto che «ormai i lavoratori stanno perdendo i diritti conquistati in anni di lotta. Forse gli operai sono diventati un peso per questo Paese». Il tracollo della Sinistra Arcobaleno, che con Rifondazione aveva a Pomigliano il suo zoccolo duro? Gerardo Giannone lo spiega così: «Ha vinto l´astensionismo come forma di protesta. La Sinistra Arcobaleno ha smesso di parlare al suo popolo dei temi cardine, ha dimenticato il mondo del lavoro. In compenso è passato il pacchetto Treu, la legge 30 non è stata né toccata, né scalfita, e con la riforma andremo in pensione cinque anni più tardi e col 35 per cento in meno economicamente». Rabbia e speranza si confondono. Qualcuno parla di «rialzare la testa», si consola pensando che «forse adesso i sindacati avranno più le mani libere dai partiti». Uno scroscio improvviso di pioggia spegne il fuoco dei copertoni.

4月17日

APPELLO : COMUNISTE E COMUNISTI, COMINCIAMO DA NOI!

Dopo il crollo della Sinistra Arcobaleno, ci rivolgiamo ai militanti e ai dirigenti del Pdci e del Prc e a tutte le comuniste/i ovunque collocati in Italia

Siamo comuniste e comunisti del nostro tempo. Abbiamo scelto di stare nei movimenti e nel conflitto sociale. Abbiamo storie e sensibilità diverse: sappiamo che non è il tempo delle certezze. Abbiamo il senso, anche critico, della nostra storia, che non rinneghiamo; ma il nostro sguardo è rivolto al presente e al futuro. Non abbiamo nostalgia del passato, semmai di un futuro migliore. Il risultato della Sinistra Arcobaleno è disastroso: non solo essa ottiene un quarto della somma dei voti dei tre partiti nel 2006 (10,2%) - quando ancora non vi era l’apporto di Sinistra Democratica - ma raccoglie assai meno della metàdei voti ottenuti due anni fa dai due partiti comunisti (PRC e PdCI), che superarono insieme l’8%. E poco più di un terzo del miglior risultato dell’8,6% di Rifondazione, quando essa era ancora unita. Tre milioni sono i voti perduti rispetto al 2006. E per la prima volta nell’Italia del dopoguerra viene azzerata ogni rappresentanza parlamentare: nessun comunista entra in Parlamento. Il dato elettorale ha radici assai più profonde del mero richiamo al “voto utile”:risaltano la delusione estesa e profonda del popolo della sinistra e dei movimenti per la politica del governo Prodi e l’emergere in settori dell’Arcobaleno di una prospettiva di liquidazione dell’autonomia politica, teorica e organizzativa dei comunisti in una nuova formazione non comunista, non anticapitalista, orientata verso posizioni e culture neo-riformiste. Una formazione che non avrebbe alcuna valenza alternativa e sarebbe subalterna al progetto moderato del Partito Democratico e ad una logica di alternanza di sistema.

E’ giunto il tempo delle scelte: questa è la nostra
adesion.jpgNon condividiamo l’idea del soggetto unico della sinistra di cui alcuni chiedono ostinatamente una “accelerazione”, nonostante il fallimento politico-elettorale. Proponiamo invece una prospettiva di unità e autonomia delle forze comuniste in Italia, in un processo di aggregazione che, a partire dalle forze maggiori (PRC e PdCI), vada oltre coinvolgendo altre soggettività politiche e sociali, senza settarismi o logiche auto-referenziali. Rivolgiamo un appello ai militanti e ai dirigenti di Rifondazione, del PdCI, di altre associazioni o reti, e alle centinaia di migliaia di comuniste/i senza tessera che in questi anni hanno contribuito nei movimenti e nelle lotte a porre le basi di una società alternativa al capitalismo, perché non si liquidino le espressioni organizzate dei comunisti ed anzi si avvii un processo aperto e innovativo, volto alla costruzione di una “casa comune dei comunisti”. Ci rivolgiamo: -alle lavoratrici, ai lavoratori e agli intellettuali delle vecchie e nuove professioni, ai precari, al sindacalismo di classe e di base, ai ceti sociali che oggi “non ce la fanno più” e per i quali la “crisi della quarta settimana” non è solo un titolo di giornale: che insieme rappresentano la base strutturale e di classe imprescindibile di ogni lotta contro il capitalismo; -ai movimenti giovanili, femministi, ambientalisti, per i diritti civili e di lotta contro ogni discriminazione sessuale, nella consapevolezza che nel nostro tempo la lotta per il socialismo e il comunismo può ritrovare la sua carica originaria di liberazione integrale solo se è capace di assumere dentro il proprio orizzonte anche le problematiche poste dal movimento femminista; -ai movimenti contro la guerra, internazionalisti, che lottano contro la presenza di armi nucleari e basi militari straniere nel nostro Paese, che sono a fianco dei paesi e dei popoli (come quello palestinese) che cercano di scuotersi di dosso la tutela militare, politica ed economica dell’imperialismo; -al mondo dei migranti, che rappresentano l’irruzione nelle società più ricche delle terribili ingiustizie che l’imperialismo continua a produrre su scala planetaria, perchè solo dall’incontro multietnico e multiculturale può nascere - nella lotta comune - una cultura ed una solidarietà cosmopolita, non integralista, anti-razzista, aperta alla “diversità”, che faccia progredire l’umanità intera verso traguardi di superiore convivenza e di pace. Auspichiamo un processo che fin dall’inizio si caratterizzi per la capacità di promuovere una riflessione problematica, anche autocritica. Indagando anche sulle ragioni per le quali un’esperienza ricca e promettente come quella originaria della “rifondazione comunista” non sia stata capace di costruire quel partito comunista di cui il movimento operaio e la sinistra avevano ed hanno bisogno; e come mai quel processo sia stato contrassegnato da tante divisioni, separazioni, defezioni che hanno deluso e allontanato dalla militanza decine di migliaia di compagne/i. Chiediamo una riflessione sulle ragioni che hanno reso fragile e inadeguato il radicamento sociale e di classe dei partiti che provengono da quella esperienza, ed anche gli errori che ci hanno portati in un governo che ha deluso le aspettative del popolo di sinistra: il che è pure all’origine della ripresa delle destre. Ci vorrà tempo, pazienza e rispetto reciproco per questa riflessione. Ma se la eludessimo, troppo precarie si rivelerebbero le fondamenta della ricostruzione. Il nostro non è un impegno che contraddice l’esigenza giusta e sentita di una più vasta unità d’azione di tutte le forze della sinistra che non rinunciano al cambiamento. Né esclude la ricerca di convergenze utili per arginare l’avanzata delle forze più apertamente reazionarie. Ma tale sforzo unitario a sinistra avrà tanto più successo, quanto più incisivo sarà il processo di ricostruzione di un partito comunista forte e unitario, all’altezza dei tempi. Che - tanto più oggi - sappia vivere e radicarsi nella società prima ancora che nelle istituzioni, perché solo il radicamento sociale può garantire solidità e prospettive di crescita e porre le basi di un partito che abbia una sua autonoma organizzazione e un suo autonomo ruolo politico con influenza di massa, nonostante l’attuale esclusione dal Parlmento e anche nella eventualità di nuove leggi elettorali peggiorative. La manifestazione del 20 ottobre 2007, nella quale un milione di persone sono sfilate con entusiasmo sotto una marea di bandiere rosse coi simboli comunisti, dimostra – più di ogni altro discorso – che esiste nell’Italia di oggi lo spazio sociale e politico per una forza comunista autonoma, combattiva, unita ed unitaria, che sappia essere il perno di una più vasta mobilitazione popolare a sinistra, che sappia parlare - tra gli altri - ai 200.000 della manifestazione contro la base di Vicenza, ai delegati sindacali che si sono battuti per il NO all’accordo di governo su Welfare e pensioni, ai 10 milioni di lavoratrici e lavoratori che hanno sostenuto il referendum sull’art.18. Auspichiamo che questo appello – anche attraverso incontri e momenti di discussione aperta - raccolga un’ampia adesione in ogni città, territorio, luogo di lavoro e di studio, ovunque vi siano un uomo, una donna, un ragazzo e una ragazza che non considerano il capitalismo l’orizzonte ultimo della civiltà umana.

PER ADERIRE CLICCATE QUI:

http://www.comunistiuniti.it/appello/index.php

Comunicato Segreteria PDCI Bologna

La Segreteria Provinciale del PdCI, valutato e preso atto della grave sconfitta elettorale, ritiene che il progetto della Sinistra Arcobaleno sia fallito perchè non ha saputo raccogliere il forte mandato che la piazza romana del 20 ottobre scorso aveva consegnato ai comunisti innanzitutto ed alla sinistra più in generale.     
La parte moderata di quel cartello elettorale, che si sarebbe poi costituito il 7 e l'8 dicembre, aveva già di fatto ostacolato, in sede di voto parlamentare sul Protocollo welfare e pensioni, una credibile rappresentanza delle istanze espresse da quel milione di lavoratori.
Quella mancanza di credibilità si è concretamente riversata in una diserzione  dalle urne, in primo luogo, dei lavoratori.
Del tutto scontata e fisiologica la sfiducia verso chi non riusciva a trovare sintesi se non a costo della cancellazione degli stessi simboli storici dei lavoratori, la Falce e il Martello, cancellazione contro cui noi siamo stati sempre contrari.
Il presunto “valore aggiunto” si è rivelato un boomerang.
Il PdCI bolognese ritiene che l'unica strada percorribile per tornare ad essere realmente rappresentativi sia la costituzione di un unico, vero e serio Partito Comunista, che riporti al centro del dibattito politico i temi della lotta di classe e del conflitto capitale/lavoro.
Occorre impegnarsi per creare un forte radicamento territoriale,  coinvolgendo tutti i cittadini realmente desiderosi di costruire una forza politica comunista alternativa alle politiche liberiste, a prescindere da chi le  esprima, a livello nazionale così come a livello locale.

 

Bologna,  16.04.08                                                           la Segreteria Provinciale  

4月14日

Considerazioni sul voto...

Scrivo quando ormai i risultati delle elezioni politiche 2008 sono praticamente definitivi e si può fare una prima analisi su quanto accaduto.
Ha vinto Berlusconi, francamente una cosa prevedibile, visto che l'ex centrosinistra in meno di 2 anni di litigioso governo ha sostanzialmente deluso la propria base sociale (vedi il voto al Protocollo sul Welfare che è nei fatti peggio di quanto proponeva Maroni quando era Ministro nel governo di Berlusconi, lo scippo del TFR dei lavoratori, l'ambiguità nella politica estera in Iraq e in Afghanistan, la missione in Libano, il mancato rinnovo dei contratti nel Pubblico Impiego, la scellerata gestione delle FFSS e dell'Alitalia, e di sicuro qualcosa mi scordo).
Non avendo saputo parlare a quello che doveva essere il proprio elettorato di riferimento e perdendo tempo in sanguinose lotte di potere (come dentro al PD), questo è il risultato più prevedibile.
Andiamo ancora più a fondo: è chiaro che almeno il 30-33% vota a destra, è uno zoccolo duro, come il 30% che vota x il centrosinistra: la differenza la fanno gli eventi, le scelte: quanto esposto sopra ha regalato un 15% buono al centrodestra e ha determinato la vittoria dello schieramento di Berlusconi.
Il tentativo disperato di Veltroni di ribaltare questa situazione ha portato a una leggera crescita del Partito Democratico, il quale è chiamato al difficile compito di rispettare gli impegni presi con l'elettorato, in primis una nuova concezione di fare politica.
Tale crescita, oltre che per la fiducia che Veltroni ha suscitato, è dovuta anche al fatto che molti elettori, per evitare Berlusconi, hanno votato il "meno peggio", l'unico partito che teoricamente poteva contrastare il PDL e la Lega.
Ecco, la Lega: il vero vincitore delle elezioni è il partito di Bossi, il quale con oltre il 9% alla Camera e oltre l'8% al Senato sarà decisivo nelle scelte di governo.
Si teme la secessione, ecco la parola chiave: ed è un dramma, non mi viene da dire altro.
Alla Lega va il merito di aver saputo interpretare il disagio della gente, a sinistra non c'è riuscito NESSUNO, ripeto NESSUNO!
Adesso sarà interessante vedere come le idee della Lega collimeranno con l'innato nazionalismo di AN.
Adesso entro nello specifico di quanto mi riguarda, da dirigente e militante del PDCI, ovvero la Sinistra Arcobaleno.
Molti avevano anticipato il flop di questa aggregazione politica, senza uno scopo e una missione veri e propri, se non di portare qualcuno in Parlamento: a tal proposito vi consiglio caldamente di leggere IL BLOG DI MARCO RIZZO (clicca
QUI per il link), uno che si è sempre mostrato scettico sulle possibilità di questa aggregazione, che comunque come tanti di noi ha fatto il suo dovere dentro il Partito, ma che ora è più che mai legittimato a dire la sua opinione e dire che AVEVAMO RAGIONE!
I comunisti si sono sentiti traditi dalla sparizione del simbolo della falce e martello, con tutti i valori e gli ideali che ci sono dietro.
Le uscite scellerate di Bertinotti ("il comunismo sarà solo una tendenza culturale nel nuovo partito della sinistra"), hanno procurato solo rabbia e malcontento nei veri compagni: essi hanno rivisto la Bolognina, l'89-91 e la nascita del PDS (che aveva sotto la quercia il simbolo della falce e martello, quindi era più avanzato dell'Arcobaleno!).
Dettaglio non trascurabile: dentro la Sinistra Arcobaleno c'è Achille Occhetto, colui che ha distrutto il PCI, colui che nel 1994 riuscì nell'impresa, con i Progressisti, di perdere contro Berlusconi.
Occhetto ha sempre perso, ovunque sia andato...oggi aggiunge un'altra perla alla sua poco edificante collana.
I candidati presentati dalla Sinistra Arcobaleno non potevano essere rappresentativi (andate a vedere i capilista alla Camera in Emilia, Liguria e Lazio 2, per fare qualche esempio...il link è
QUI).
Come si fa a considerare Mastella "un grande statista"?
Forse perché così salvavano il loro posticino al Parlamento, ecco perché: le facce sbiancate e cadaveriche di tutti gli esponenti della Sinistra Arcobaleno quando è caduto Prodi sono la testimonianza della paura di perdere i loro privilegi, non delle sorti dell'Italia.
Alla fine la Sinistra Arcobaleno chiude con il 3% alla Camera e il 3,2% al Senato, non avrà alcun rappresentante in Parlamento.
Logica conseguenza devono essere le dimissioni dei gruppi dirigenti che hanno portato a questo fallimento: Bertinotti, Giordano, Diliberto e la sua corte, Pecoraro Scanio.
Chi ha buttato via 3 milioni di voti è indegno a guidare qualunque cosa, anche un singolo condominio.
Nel PDCI io a dicembre firmai un appello, come componente del Comitato Centrale (guardate
QUI).
Sapete quale fu la risposta? Che i firmatari dell'appello erano "FIGHETTI PICCOLO BORGHESI".
I soloni che hanno guidato il PDCI allo sfascio invece come si chiamano???
Il percorso è uno solo: avviare la Costituente per un nuovo Partito Comunista, con l'obiettivo di ricreare davvero un partito di classe, che vuole il superamento di questa società capitalista e la sua trasformazione in senso socialista.
Io nel mio piccolo ci sarò.

AVANTI COMPAGNI, AL LAVORO E ALLA LOTTA, OGGI PIU' CHE MAI!

4月11日

Ho nostalgia di...



Un po' di pazienza e tornerà prepotentemente alla ribalta, ne sono certo!

4月2日

La mia posizione politica...



Sono più a sinistra di Bertinotti, ottimo! :-)

Potete fare questo test cliccando su questo link:
http://temi.repubblica.it/elezioni2008-homepage/2008/03/26/il-politometro/

Un ringraziamento molto sentito a YLEROX!


Grazie invece ad
Elisa ho fatto il test che potete trovare su: www.voisietequi.it




Anche qui il risultato non sbaglia :D